Dovevo scrivere un post sulla mansarda, una settimana fa circa. L’avevo in testa, volevo raccontare della serata con il mio muflone preferito a casa sua; sono rimasta lì a dormire, per comodità ma soprattutto perchè mi faceva davvero piacere restare, e svegliarmi la domenica mattina con la sua vocina biricchina che mi chiamava “Dudù”. Poi io ho un debole per la mansarda.
E adesso riprendo un po’ quello che avrei voluto raccontare, solo quello…avrei dovuto.
Fino all’ultimo anno d’asilo abitavo in un appartamento tutto mansardato, non ricordo molto, quasi nulla, ero troppo piccola. Però sono sicura che mi piaceva stare lì, c’era un lato più alto della casa, e poi dall’altra parte il tetto pendeva giù, dovevi abbassarti per non sbattere la testa, e potevi anche toccarlo.
Poi ci siamo trasferiti, e in quella casa non c’era la mansarda, ma c’era la soffitta…solo che non ci sono mai salita. (traumi infantili)
Ricollegandomi un po’ al presente…la mansarda.
L’altra sera mi è piaciuto dormire lì. Prima di addormentarmi ho aperto la finestra e ho guardato fuori: c’era il cielo blu scuro, con le stelle, le colline asolane, le luci che si muovevano, e qualche grillo che cantava…che pace. Per alcuni istanti, respirando profondamente, mi sono persa nel silenzio dei miei pensieri, finalmente. Stavo bene, e mi sentivo quasi…serena. Al mattino i raggi del sole sono entrati molto presto dalla finestra, colpa mia che non avevo chiuso bene, ma non mi sono innervosita…ero in mansarda, cosa potevo chiedere di più? Di sicuro un po’ di luce non mi avrebbe rovinato la giornata, mi sono girata dall’altra parte e ho continuato a dormire.
La mansarda quindi.
Franca, una mia cara amica, è andata ad abitare da sola in un mini appartamento, mansardato, a pochi passi dal tempio del Canova a Possagno. Sono andata a trovarla poche settimane fa, per la prima volta e l’ho un po’ invidiata. La mia nuova casetta mi piace molto, davvero, ma non è una mansarda.
La mansarda.
“Mansarda? Ma sei matta? E off limits!!” eccolo qui, non l’ho ancora eliminato, dimenticato. Dalla prima volta nella quale ci sono stata, incuriosita, emozionata, felice, imbarazzata…indescrivibile situazione. Insieme a tutte le altre volte, una dopo l’altra, in una stanza, piuttosto che nell’altra, da sola o in compagnia, con il sole fuori, o la neve l’ultima volta. L’ultima volta fino a ieri sera.
Di nuovo lassù, di nuovo con te…
Forse ho commesso l’ennesimo errore, ma ormai quel che è stato è stato…tutto vero, tutto bello…tutto noi.
…ti voglio bene.
La canzone del post è “5 minuti” di Morgan.*